Federico Ruzza dell’Italia: “La partita contro il Giappone è fondamentale per avviare un ulteriore percorso di crescita”

Altro raduno e altra avventura all’Azzurro. Uno dei veterani del gruppo di Gonzalo Quesada, Federico Ruzza (72 presenze) è pronto a tuffarsi nelle partite che vedranno l’Italia volare nel Sud del mondo a luglio per sfidare Giappone, Nuova Zelanda e Australia.

Federico Ruzza dell’Italia: “La partita contro il Giappone è fondamentale per avviare un ulteriore percorso di crescita”

Intervenendo in conferenza stampa, l’attaccante ha spiegato il suo pensiero su diversi fatti di attualità, cercando di proiettarsi su cosa potrebbe accadere tra qualche settimana contro Brave Blossoms, All Blacks e Wallabies.

Si avvicinano tre partite che non sono “puramente partite di prova” ma che in realtà segnano l’inizio di una nuova competizione come il Campionato delle Nazioni: “Il fatto che ci sia una competizione con ranking può sicuramente essere uno stimolo in più. In passato per il ranking erano importanti le finestre internazionali di novembre e giugno, ora c’è anche un ranking, che può dare ancora più soddisfazioni. Diciamo che non è cambiato molto nella preparazione e nel lavoro quotidiano. In passato i tour estivi venivano talvolta utilizzati per il debutto dei giocatori o per fare qualche prova, perché probabilmente questa tendenza sta cercando di limitarsi. La gestione dei giocatori è ancora importante, soprattutto se si considera la lunghezza delle stagioni, ma la differenza principale è che il nostro lavoro in campo non cambia: dobbiamo prepararci bene e arrivare pronti alle partite.

Uno sguardo al Giappone, agli All Blacks e all’Australia: “Si tratta di tre squadre molto diverse, ma tutte con giocatori di altissima qualità. Pensando alla prima partita contro il Giappone, parliamo di una squadra estremamente competente e tecnica, che propone sempre situazioni diverse e ti mette di fronte a tante questioni tattiche. È una squadra che deve essere molto attenta perché è costantemente alla ricerca di nuove soluzioni. Per quanto riguarda All Blacks e Australia, non conosciamo ancora quel livello, e l’Australia, lo sappiamo benissimo. Le Nazionali portano in campo, a poco più di un anno dal Mondiale, la competizione interna alle loro squadre è molto alta e tutti cercano di sfruttare ogni opportunità per conquistare spazio, quindi avranno davanti a sé sfide molto dure.

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Ambizioni del torneo: “Per come procediamo come squadra c’è il pericolo di pensare troppo alla classifica o al risultato finale per essere improduttivo. Il nostro approccio è quello di concentrarci sulla prestazione: come lavoriamo ogni giorno, come prepariamo le partite e cosa possiamo esprimere in campo. Il risultato è ovviamente fondamentale, ma concentrandoci solo su quello possiamo perdere di vista ciò che serve davvero per ottenerlo. Sinceramente non pensiamo alla posizione nel torneo. L’unica cosa importante in questo momento è la prima partita contro il Giappone”.

L’inserimento di nuovi elementi in un gruppo che generalmente ha davanti a sé un lungo futuro in termini di età media: “Più che parlare dei giovani, credo sia giusto parlare di giocatori che hanno meritato di essere qui. Sarebbe riduttivo definirli sperimentali o semplicemente invitati a fare esperienza. Quelli convocati in squadra hanno dimostrato di avere le qualità per esserci e di voler dare il proprio contributo. Ciò che accadrà tra un anno dipenderà sicuramente da ciò che i giovani di questo livello già vedranno in campo. Nuove energie, freschezza e aumento della competitività del gruppo Questo è un valore aggiunto sia per la Nazionale che per l’Italia nel rugby”.

L’atmosfera che respiri: “L’ambiente vissuto in questo gruppo è molto stimolante in termini di crescita. Per chi entra in squadra è un’esperienza che arricchisce sia dal punto di vista sportivo che personale. Il livello internazionale rappresenta il meglio che il nostro sport può offrire e il primo approccio è sempre qualcosa di speciale. Bisogna prepararsi, ma allo stesso tempo si fa esperienza solo vivendo queste situazioni. Sono i più giovani, ma anche il secondo gruppo ad imparare di più: la presenza di nuove energie è positiva per tutti”.

Parabola della nazionale dall’arrivo di Quesada: “Sappiamo bene da dove siamo partiti due o tre anni fa. Non è pensabile che in poco tempo salissimo improvvisamente da una posizione intermedia del ranking mondiale a posti altissimi. La crescita c’è stata e questo è importante. Ma non sempre i percorsi di crescita sono lineari: ci sono anche momenti di stagnazione. È importante capire di cosa ha bisogno il gruppo in ogni fase. Se negli ultimi anni siamo riusciti ad essere competitivi contro tante squadre all’80’, possiamo restare in partita contro chiunque. Ora dobbiamo lavorare per rendono permanente questa capacità, ma anche tanti elementi che toccano tutto il movimento del rugby.

Il punto di vista del giocatore d’impatto, considerando anche la crescita di diversi giocatori in seconda linea: “Sinceramente non ho cambiato mentalità. È chiaro che il mio ruolo è competitivo e tutti i giocatori vogliono partire dal primo minuto. È un’ambizione normale e giusta. Allo stesso tempo bisogna fare il meglio per la squadra. La preparazione della partita non deve cambiare: chi parte dalla panchina deve prepararsi esattamente come se fosse pronto per iniziare nell’era moderna. Ovviamente partire dall’inizio dà soddisfazione e permette di giocare più minuti, ma le partite si preparano durante tutto il gruppo e si fanno Si vincono grazie al contributo di tutti i 23 giocatori, quindi la mia mentalità rimane la stessa qualunque sia il ruolo che assumo in campo.

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Credit Post By: Michele Cassano

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