L’Italia Under 20 ha ottenuto un successo di tutto rispetto contro l’Inghilterra, battendo Calvisano 24-19 venerdì 12 giugno. Una vittoria contro le rivali dell’Inghilterra è significativa perché arriva contro una squadra che è l’espressione diretta di un movimento che per numeri, risorse e seguito non ha eguali all’Italia.
L’allenatore dell’Italia U20, il tecnico Andrea Di Giandomenico ci ha rilasciato SuRugby un’interessante intervista su quanto visto in questi test prima della Coppa del Mondo Junior, nonché sulla stessa Coppa del Mondo Youth, che inizierà il 27 giugno.
Andrea Di Giandomenico, Italia U20: Dalla vittoria contro l’Inghilterra ai Mondiali Giovanili
Sulle due vittorie contro Spagna e Inghilterra: “Per tutti erano partite di riscaldamento, quindi di preparazione, ed è giusto contestualizzarle per come sono realmente state”, ha commentato il tecnico Di Giandomenico. Ovviamente se ne vanno e questa è una cosa che ci rende molto felici, tanta fiducia e più fiducia nei giocatori. Questo era importante: non tanto rincorrere il risultato, ma acquisire fiducia.
“Sappiamo bene che il 27 giugno inizieranno le partite che contano davvero. Poi il risultato avrà un peso diverso e le squadre giocheranno le partite anche in modo molto più strategico, quindi bisognerà prestare particolare attenzione anche al lato tattico. Ma siamo molto soddisfatti di queste due settimane di preparazione”.
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Sulla vittoria contro l’Inghilterra U20, squadra espressione di un movimento di altissimo livello: “Sempre in base alla giusta contestualizzazione, siamo comunque contenti del percorso federale, sia della metodologia che della linea di modelli di gioco che ci danno le soddisfazioni in cui crediamo e continueremo a credere. Anche se non partiamo da una base numerica, perché la crescita dei giocatori è sempre alta come in altri movimenti, che portano prestazioni utili e anche vincenti”.
“È quindi il risultato del movimento nel suo insieme, dei nostri percorsi federali e anche di tutte le società coinvolte nella formazione dei giocatori. Abbiamo un gruppo che lavora con noi nell’Accademia Nazionale, ma ci sono anche tanti ragazzi che escono dalle società e contribuiscono. E questo ci deve spingere ancora di più a capire che è importante l’unità di intenti, tutti che si muovono nella stessa direzione”.
Sull’innalzamento del livello di gioco dopo un Sei Nazioni non proprio soddisfacente: “La strada è sempre in evoluzione, non c’è mai un vero punto di partenza. Con gli U20 sappiamo benissimo che ogni anno le squadre cambiano e ci sono tante cose che influiscono sui singoli anni e sui singoli tornei. Sicuramente già all’interno del Sei Nazioni abbiamo potuto vedere una crescita e una maggiore fiducia nella propria squadra, ma questo gruppo continua ad essere fiducioso che funziona così, e a volte aspettarsi qualcosa di diverso diventa frustrante perché sembra quasi di non esserci più”. fallimento, quando in realtà spesso si tratta solo di normali momenti di crescita.
“Ma – prosegue mister Di Giandomenico – c’è già una grande consapevolezza sulla finalità di queste attività dall’under 18 all’under 20. L’under 20 è l’ultima prova delle potenzialità. Dopo il Mondiale chi esce è chi gareggia nel rugby adulto, quindi questa è la prova finale delle proprie potenzialità. Poi bisogna portare con sé questo potenziale affinché quanti più possibile non escano dagli impianti professionistici. Bisogna anche dare il giusto supporto a chi ha ancora bisogno di allenarsi qualche anno”.
Cosa aspettarsi dai Mondiali Under 20 dell’Italia in Georgia: “Quando si parla di Mondiali ovviamente ogni partita si gioca per competere e portare a casa il risultato. Per come è strutturato il calendario, la prima partita contro la Scozia può essere decisiva per capire se giochiamo tra le prime otto oppure dal nono al sedicesimo posto. E che saremmo ipocriti anche dell’ottava posizione. Puntare”.
“Dopodiché non mi lascerei ingannare o cullare dalla seconda partita, quella contro il Giappone, che sarà comunque decisiva. Questo perché, sia nel positivo che nel negativo, bisogna confermare o provare a rientrare tra i primi otto. Poi arriva la Nuova Zelanda, che sulla carta può sembrare che in queste competizioni tutto sia troppo, ma noi sappiamo come vincere in queste competizioni. La fiducia si costruisce e non si costruisce niente. L’approccio è questo: è un torneo di logoramento più che una partita strategica programmando, più ogni partita determina l’importanza di quella successiva, non c’è bisogno di fare calcoli: basta essere competitivi in ogni partita”, ha concluso mister Di Giandomenico.
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Credit Post By: Valerio Bardi